Il rilancio sul mercato di una grande artista del Novecento italiano.

Ritratto del padre (1932, olio su tavola, 43 x 28) e Ritratto della madre 1932, (olio su tavola, 42,5 x 29), sono pitture su tavola acquisite dai Copetti direttamente dagli eredi di Antonietta Raphaël. Hanno una ricca bibliografia e un lungo elenco di esposizioni (vedi schede bio-bibliografiche di Alessandra Imbellone), di cui le ultime nel 2019, nello stand di Copetti Antiquari: MIART, nella sezione “Decades” dedicata alla storia dell’arte del Novecento, insieme ad una selezione di dipinti e sculture in gesso e bronzo, e al BIAF di Firenze.

Un interesse, quello dei Copetti che ha preceduto la rivalutazione della scultura femminile del Novecento e dell’opera della Raphaël.

Perché Antonietta Raphaël?

La scelta dei Copetti parte dal loro gusto e da sensibilità personali, non segue le mode, e rientra nel filone di riscoperta di grandi autori del passato, a cui “togliere la polvere”. Nel caso della Raphaël è un’operazione a lungo termine, che vuole fare ordine, rivalutare il nucleo originale della scultura, quello dei gessi e bronzi degli anni Trenta e Quaranta, separandolo dalle fusioni in bronzo tarde (anni Sessanta e Settanta) e postume, affluite nel mercato negli ultimi anni di vita e successivamente.

Antonietta Raphaël è una delle maggiori artiste del Novecento. Oltre ai ritratti dei genitori i Copetti hanno acquisito nel tempo quello che – poco per la verità – era ancora presente sul mercato: sculture in bronzo (“Ritratto di Guttuso” del 1942, “Niobe” del 1938), gessi patinati propedeutici alle fusioni in bronzo (“La Genesi”, che figura nella copertina dell’ultimo catalogo ragionato a cura di Appella) e alcuni dipinti. Opere archiviate al Centro Studi Mafai Raphaël, che provengono in parte dalle collezioni personali delle figlie di Antonietta.

I ritratti dei genitori sono tra le opere più significative.

Ritratto della madre di Antonietta RaphaelI RITRATTI DEI GENITORI

Disegni e sculture ruotano spesso intorno alla figura femminile e alla maternità, tema iconografico coltivato nel corso degli anni.

«È un’onda di maternità che invade la pittura e la scultura.» Enrico Ragghianti *

Antonietta Raphaël, dipinge i ritratti dei genitori, il rabbino Simon e di Katia Horowitz, probabilmente a Londra (lo riporta una scritta autografa sul retro dei quadri) nel 1932, sulle ante di legno di un armadio, e li riprende entrambi nel 1958. All’epoca i genitori erano entrambi morti da diversi anni, e Antonietta utilizza, come lei stessa racconta, due fotografie del 1902.

A Parigi i Mafai – Antonietta, Mario e le tre figlie Maria Raffaella (Miriam), Simona e Giulia – giungono nel 1930 lasciando la casa romana di via Cavour, pochi mesi dopo la nascita della terzogenita. Qui si trattengono per quasi quattro anni in cui la Raphaël viaggia tra Parigi e Londra, e inizia ad interessarsi alla scultura.

Fatale era stato qualche anno prima l’incontro – sempre a Londra – con Jacob Epstein, ma forse c’era anche il bisogno di differenziarsi da Mario Mafai, anch’egli pittore. “È difficile per due pittori vivere insieme, ci siamo entrambi criticati”.

Dopo un lungo periodo in cui scelse la scultura, con un proprio personale linguaggio, un primitivismo pieno e sentito, ritornò a dipingere. “Se io ho dipinto dei bei quadri nel 1928, non c’è ragione perché non potrei dipingere dei bei quadri ora.Ti pare?” Lettera alla figlia ****

Ritratto del padre Antonietta RaphaelANTONIETTA RAPHAEL PROTAGONISTA DEI CIRCOLI CULTURALI EUROPEI

1895 – Scultrice e pittrice di origini ebraiche, Antonietta Raphael nasce a Kovno, in Lituania, forse nel 1895 (la data è incerta).

1905 – Dopo la morte del padre raggiunge a Londra i fratelli sarti insieme alla madre. Qui studia pianoforte, si diploma alla Royal Academy of Music, ricama e impartisce lezioni di piano per vivere. Conosce lo scultore Jacob Epstein (1880-1959) e nel 1918 inizia a disegnare.

1924 – Dopo la morte della madre nel 1919 rimane a Londra qualche anno, poi si trasferisce a Parigi e nel ‘24 arriva a Roma dove si iscrive all’Accademia di Belle Arti e incontra Mario Mafai, a cui resterà legata tutta la vita. Intorno al 1927 dal rapporto tra Scipione, Mafai, Raphael e Mazzacurati nasce la corrente neo-espressionista battezzata da Longhi «Scuola di via Cavour». La pittura della Raphaël ha vivida immaginazione, una tavolozza brillante, tonalità calde, colori fauvisti: nel ritorno all’ordine tiene in piedi una corrente espressionista. Nel 1929 le prime mostre rilevano un “sapore prettamente russo della sua pittura, tendente all’arabesco di gusto arcaico e popolaresco, oltre che il respiro internazionale e la portata innovatrice.” (C. Pavolini, A. Francini).

Si tratta di una eccezionale sensibilità coloristica, tendente a sistemarsi in una grazia decorativa d’arabesco lineare. Questa artista avverte nelle cose, nei terreni, nei cieli, negli uomini, una ricchezza tale di gamme, di passaggi del tono, che il tessuto della sua pittura ne acquista una varietà sempre nuova.” C. Pavolini ***

Il dopoguerra –  Partecipa a mostre importanti: Galleria Barbaroux nel 1947, Quadriennale di Roma nel 1948 e Biennale di Venezia (1948, 1950,1952 e 1954). Nel 1960 viene pubblicata la prima monografia e il Centro Culturale Olivetti le dedica un’antologica. Nel 1956 espone in Cina con altri artisti e poi al Cairo, Teheran, Lisbona, Colonia, Budapest, Buenos Aires, Messico, Hakone.

Negli anni Settanta realizza la fusione delle sue sculture in gesso e dipinge grandi tele con temi biblici. Muore a Roma nel 1975.

 

* presentazione alla GAM, Palermo, 2018 di Antonietta Raphaël. Catalogo generale della scultura a cura di Giuseppe Appella https://www.youtube.com/watch?v=KB77W4CrPEQ

** Intervista a Giulia Mafai a cura di Ludmilla Bianco YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=ABvrf-oytss

*** C. Pavolini, Mostre romane. Antonietta Raphaël, in Il Tevere, Roma, 14 giugno 1929

**** Lettera alla figlia Giugiù, ottobre ’54