Pinuccio Sciola e le pietre sonore

MIART. L'edizione 2020 è digitale.

In attesa di incontrare gallerie, artisti, appassionati d'arte, collezionisti e studiosi nella prossima edizione 2021, MIART - a prestigiosa fiera organizzata da Fiera Milano - ha lanciato la sua prima versione digitale. E i Copetti Antiquari non potevano mancare.

sculture in basalto di Pinuccio Sciola
Pinuccio Sciola, Pietra Sonora in basalto, 1999

Tre giorni, da venerdì 11 a domenica 13 settembre. Questo il tempo in cui una selezione di opere degli scultori Pinuccio Sciola e Kim Seung Hwan saranno presentate al pubblico e visibili nella galleria virtuale di Copetti Antiquari, sul sito di MIART, la storica fiera internazionale di arte moderna e contemporanea a Milano. Si tratta di nove Pietre Sonore di Pinuccio Sciola in basalto e calcare, e dieci opere di Kim della serie Organismi, in acciaio, bronzo, marmo, alluminio e granito; opere scelte accuratamente per dare una panoramica sull'attività personale e artistica di due degli scultori della scuderia Copetti Antiquari.

L'accesso al sito della manifestazione è gratuito. Previa registrazione e seguendo alcuni semplici passaggi, è possibile visitare la mostra (questo il link per accedere) ma anche dialogare attraverso una chat istantanea.

Scultura di KIM SEUNG HWAN
KIM SEUNG HWAN Organism 2019-5

MIART, in questa nuova veste digitale è l'occasione per sperimentare nuove di modalità di fruizione dell'arte, diventate necessarie durante e dopo il lockdown. Il periodo di chiusura ha modificato il rapporto tra gallerie e pubblico, e reso necessaria l'individuazione di nuove strade di comunicazione e fruizione dell'arte. L'attività della Braida Copetti, con le mostre en-plein-air durante l'estate 2020, è da leggersi in quest'ottica. Kim Seung Hwan, oltre che virtualmente nell'edizione digitale di MIART 2020, si ammira fino al 20 settembre anche al Parco Sculture di Premariacco. Qui il link alla mostra.

Kim Seung Hwan Parco ScultureUdine

 

 

 


Perché vedere Kim Seung Hwan alla Braida Copetti?

Kim Seung Hwan, scultore sudcoreano di fama internazionale, è ritornato in Italia dopo la mostra milanese dello scorso dicembre, con belle novità. Quelle opere, con l'aggiunta di alcuni inediti, hanno trovato una splendida collocazione nella Braida Copetti, il parco di Premariacco che dal 2018 accoglie en-plein-air sculture di artisti nazionali ed internazionali.

Kim Seung Hwan Parco ScultureUdine
Kim Seung Hwan, Cloud - Organism 2020 nella Braida Copetti

Le opere di Kim sistemate nel parco, tra piante di vario genere, alberi da frutto, vigneti, e le sculture permanenti (qui le informazioni e la storia della Braida), sono una ventina e comprendono un periodo di studio e ricerca che va dal 2006 al 2020. Due sono gli inediti: i grandi Cloud - Organism 2020, le sculture di grandi dimensioni in acciaio che a dispetto della mole si chiamano "nuvole".

«Con oltre 8 metri di lunghezza, l’opera cattura lo sguardo degli spettatori riflettendo e distorcendo gli oggetti che la circondano. Ogni volta che lo sguardo degli spettatori si muove, il riflesso distorto degli oggetti ondeggia come se stesse danzando, e stimola la fantasia visiva, dando vita a un’illusione ottica nella quale sembra che la sostanza di cui è composta la lastra di metallo scorra liquida scomparendo nel nulla.» Kim Seung Hwan

I due Cloud - Organism 2020 hanno varcato d'estate la soglia dello studio dell'artista a Seul, raggiunto l'Europa in nave e poi con un mezzo speciale sono arrivate al parco a pochi chilometri Udine. Il viaggio di questi enormi Organismi in acciaio, levigati e specchianti, è già di per sé una storia avventurosa da raccontare; una storia che parla di passione per l'arte e di messa a disposizione dell'arte ad un pubblico ampio, in uno spazio curato e protetto com'è la Braida Copetti, oggi un punto di riferimento per la grande scultura contemporanea e del ‘900.

Perché vedere la mostra al Parco Sculture Braida Copetti?

Un Parco Sculture è un luogo ideale per il contatto arte - natura, che permette quella vicinanza alle opere che un museo non sempre consente. Una mostra en-plein-air ha il vantaggio di poter rendere la partecipazione del pubblico molto attiva: si passeggia nel verde del prato, si aggirano carpini e gelsi; lo sguardo passa da essere molto aperto all'orizzonte e improvvisamente chiuso quando ci si trova a tu per tu con le sculture di medie dimensioni nel roccolo, o nelle utìe. Le sculture si toccano e al tatto danno sensazioni diverse, che siano la pietra, il bronzo o l'acciaio inossidabile. Sappiamo che lo stesso artista, colpito dalle immagini della Braida Copetti, ne aveva ipotizzato un teatro ideale per il suo lavoro perchè qui "natura e arte armonizzano tra loro."

«Ho provato a comprendere la natura e l'essere umano attraverso un metodo di realizzazione che estrae e fonde le particolarità delle forme di piante, insetti, crostacei, stalattiti, lava e alberi secolari di tutto il mondo. La mia intenzione era quella di dare all’osservatore una sensazione interessante passando sotto l’opera. La finitura a specchio sulla superficie riflette il paesaggio circostante e i movimenti dei passanti creando una relazione tra l’osservatore, il paesaggio e l’opera.» Kim Seung Hwan

Kim, legato all'Italia dove si è anche formato come artista, è tornato dopo 30 anni con una personale nel 2019 a Milano; questo è il secondo appuntamento e il primo in un Parco Sculture. Nato in Corea del Sud nel 1962, laureatosi in scultura all’Università Nazionale di Seul, Kim Seung Hwan ha frequentato l’Accademia di Carrara e iniziato la sua carriera negli anni Novanta a Pietrasanta. Dall’inizio della sua attività fino ad oggi, ha all’attivo 320 mostre collettive, tra le quali questa della Braida Copetti è particolarmente significativa. Con la moglie Lanki Jung, ha fondato il  centro per l'arte contemporanea Dio Art Center, alle porte di Seul, dedicato ad artisti italiani e coreani. I suoi lavori sono esposti a Pietrasanta e in altre città italiane e sudcoreane, ad Aswan in Egitto, a Perth, Bondi in Australia, Aarhus in Danimarca.

Il catalogo di Organismi en plein air. Kim Seung Hwan alla Braida Copetti, a cura di Martina Corgnati, si può richiedere a info@copettiantiquari.com. Le sculture si possono ammirare fino al 20 settembre 2020.
[written by Anna Romanin]
INFO
"Organismi en plein air. Kim Seung Hwan alla Braida Copetti”
Leproso di Premariacco UD
22 agosto 20 settembre 2020
Orario di apertura: giovedì e venerdì dalle 17:00 alle 20:00;
sabato e domenica dalle 10:00 alle 12.00 e dalle 17:00 alle 20:00.
Visite guidate su appuntamento, tutti i giovedì: 27 agosto e 3, 10 e 17 settembre.
L’ingresso è gratuito ed è consigliata la conferma della presenza via email a info@copettiantiquari.com o al numero 392 5598729.
LA BRAIDA COPETTI
Oltre alle sculture di piccole, medie e grandi dimensioni di Kim Seung Hwan Kim, nei due ettari di percorsi nel verde si vedranno le venticinque grandi sculture di artisti internazionali che dal 2018 costituiscono la collezione permanente: da Mario Negri a Pinuccio Sciola, da Antonietta Raphaël ad Alik Cavaliere, dai maestri friulani del ‘900 (Mirko Basaldella, Marcello Mascherini, Luciano Ceschia) e contemporanei (Nane Zavagno, Angelo Brugnera, Gianpietro Carlesso), ai grandi nomi italiani e internazionali come Giacomo Manzù e Dušan Džamonja.
ARTE E DIGITALE
In occasione della mostra, Segnoprogetto srl ha messo a confronto l’opera reale con la sua controparte digitale. Attraverso un grande display con risoluzione 4K è possibile vedere la scultura Organism 2019-8 digitalizzata mediante la scansione digitale, prima in un video emozionale e poi interagire con essa in modo interattivo. Ciascuno può visualizzare la scultura sul proprio device attraverso l'AR (realtà aumentata), senza dover scaricare alcuna applicazione, e spostarla nello spazio posizionandola in altri contesti ambientali, come le proprie stanze di casa.
Qui il link che illustra la  realizzazione digitale di Organism 2019-8

https://www.youtube.com/watch?v=mwR96TqlWLs


Giorgio Copetti, fondatore e proprietario della Galleria d'Arte Copetti Antiquari

Organismi nel verde: Kim Seung Hwan alla Braida Copetti

La Braida Copetti rinforza il calendario degli appuntamenti italiani dedicati all’arte e diventa un punto di riferimento per la grande scultura contemporanea e del ‘900. "Organismi en plein air”, con due inediti assoluti, sarà inaugurata il 22 agosto alle 18:00.

«Espongo con fiducia le mie opere alla Braida Copetti e sono felice per questo invito. Considero la Braida Copetti un luogo splendido e curato, dove natura e arte armonizzano tra loro.» Kim Seung Hwan

Scultura di Kim Seung Hwan al Parco Sculture di Udine

"Organismi en plein air” dell’artista coreano Kim Seung Hwan: è questa la nuova mostra in programma alla Braida Copetti dal 22 agosto al 20 settembre prossimi. Una ventina di sculture di diversi materiali (bronzo, pietra, acciaio) realizzati tra il 2006 al 2020, di cui due di dimensioni monumentali assolutamente inedite: uscite dallo studio dell’artista a Seoul in Corea arriveranno per la prima volta proprio alla Braida Copetti.

«Siamo orgogliosi di portare in Italia l’opera di Kim Seung Hwan. Dopo la prima mostra inaugurata a giugno, che è stata un importante segnale di ripartenza, questo nuovo appuntamento dà un ulteriore respiro internazionale al nostro parco.» Giorgio Copetti

La personale di Kim Seung Hwan sarà successiva alla prima esposizione en plein air Scultura del Novecento, e voluta proprio grazie al grande successo di pubblico. Appassionati d’arte e natura, viaggiatori, soci del FAI: in molti hanno raggiunto la Braida in questi ultimi mesi, e nessuno ne è rimasto deluso.

Scultura di KIM SEUNG HWAN
KIM SEUNG HWAN Organism 2019-5

Le opere esposte temporaneamente (che sono doppiamente speciali perché non si potrebbero vedere in altra occasione), dialogano con la raccolta di sculture di artisti internazionali che dal 2018 costituisce il nucleo principale del Parco Sculture di Premariacco (UD). Il paesaggio naturale è tra i più suggestivi: un prato erboso verdissimo, attraversato da un sentiero di ghiaia bianca, con affianco la vecchia vigna e la casa colonica di pietra e mattoni. Il parco ha alberi da frutto, gelsi, carpini, roseti e arbusti autoctoni; sistemata in modo armonico, la natura disegna spazi (il roccolo, le "utie") che incorniciano le sculture.

Le sculture di Kim in mostra sono intitolate tutte Organism (per Kim non è importante il nome di un'opera singola ma quello dell'idea, dell'insieme, come per la musica), tranne i due giganteschi inediti in acciaio: curiosamente e a dispetto della mole (sono lunghi 8 metri) si chiamano “nuvole”, Clouds-Organism.

Kim Seung Hwan, Organism, 2019

«L’acciaio inossidabile è un materiale davvero speciale, che suscita nell’uomo un interesse particolare dal punto di vista dell’effetto ottico. Nello specifico, una volta lucidata la superficie con una tecnica avanzata, il fenomeno per cui essa riflette l’ambiente circostante come uno specchio è fantastico. Non esiste sulla Terra altro materiale solido che sia in grado di riflettere le immagini come uno specchio, quanto l’acciaio inossidabile..» Kim Seung Hwan

Oltre alle sculture di piccole, medie e grandi dimensioni di Kim Seung Hwan Kim, nei due ettari di percorsi nel verde si vedranno le venticinque grandi sculture di artisti internazionali della collezione permanente: da Mario Negri a Pinuccio Sciola, da Antonietta Raphaël ad Alik Cavaliere, dai maestri friulani del ‘900 (Mirko Basaldella, Marcello Mascherini, Luciano Ceschia) e contemporanei (Nane Zavagno, Angelo Brugnera, Gianpietro Carlesso), ai grandi nomi italiani e internazionali come Giacomo Manzù e Dušan Džamonja. Tra le due mostre, da fine luglio all'inaugurazione della mostra di Kim Seung Hwan, il parco rimane aperto i sabati e domeniche per visitare la collezione permanente.

Braida Copetti Parco Sculture in Friuli
una panoramica del roccolo alla Braida Copetti

ART CORNER ALLA BRAIDA COPETTI: ESPERIENZE DI REALTA' AUMENTATA

In un apposito Art Corner all'interno della Braida, sarà messo a disposizione dei visitatori un tablet  per visualizzare in Realtà Aumentata (AR) una delle opere, Organism. Il progetto, messo a punto grazie alla tecnica della fotogrammetria da Segnoprogetto srl, e visibile in altissima risoluzione, permette di inserire l'opera "altrove": a casa propria, in un atelier, in qualsiasi altro luogo. Grazie alla tecnologia si potranno confrontare in modo coinvolgente opera reale e virtuale.

LA MOSTRA

"Organismi en plein air. Kim Seung Hwan alla Braida Copetti”

Leproso di Premariacco (UD)

22 agosto 20 settembre 2020

Ingresso gratuito

INAUGURAZIONE: giovedì 22 agosto ore 18:00

All'inaugurazione saranno presenti Martina Corgnati, storica dell’arte e curatrice dell’ultima mostra milanese di Kim e Lanki Jung, che con il marito Kim ha fondato nel 2008 il grande centro per l'arte contemporanea Dio Art Center, alle porte di Seul, che promuove artisti italiani e coreani.

INFO: giovedì e venerdì dalle 17:00 alle 20:00; sabato e domenica dalle 10:00 alle 12.00 e dalle 17:00 alle 20:00. Quattro le visite guidate su appuntamento, tutti i giovedì: 27 agosto e 3, 10 e 17 settembre. L’ingresso è gratuito ed è consigliata la conferma della presenza via email a info@copettiantiquari.com o al numero 392 5598729.

 

[Written by Anna Romanin]


Scultura del 900 a Udine in Braida Copetti

Prolungata la mostra all'aperto di sculture del '900

È stata prorogata fino a domenica 26 luglio la mostra internazionale "Scultura del Novecento" al Parco Sculture Braida Copetti. Una quindicina gli scultori presenti, di cui quattro viventi, e cinquanta le opere esposte, tra inediti e collezione permanente. L'ingresso è gratuito e le visite guidate sono garantite tutti i giovedì su appuntamento.

Scultura del 900 a Udine in Braida Copetti

Una visita alla Braida Copetti è una passeggiata nella natura, tra storia e bellezza dell'arte.

Il grande desiderio di stare a contatto con la natura e di ammirare sculture internazionali che non sarebbero visibili altrimenti, hanno suscitato grande interesse per la mostra en plein air “Scultura del Novecento”. La Braida ha anche ospitato - per la prima volta - le Giornate all'aperto dei FAI, Il Fondo per l'Ambiente Italiano. Ogni visita è un successo di critica e di pubblico. Così, si è voluto prolungare l'evento fino a domenica 26 luglio.

Nei due ettari di percorsi nel verde sono cinquanta le sculture di artisti internazionali, capisaldi dell'arte del Novecento. Artisti le cui opere che si trovano in spazi pubblici e collezioni private in Italia e all'estero. Venticinque hanno grandi dimensioni e costituiscono dal 2018 la collezione permanente della Braida Copetti, e a queste ne sono state aggiunte altrettante, più piccole, degli stessi autori o di nuovi artisti.

La natura regala quiete e serenità e nel contempo una grande energia.

Scultura del Novecento alla Braida Copetti

La Braida non è divisa in sentieri da seguire: si possono seguire i numeri delle schede consegnate all'ingresso o seguire un ordine personale. Le sculture appaiono all'improvviso tra i carpini, sono raccolte all'aperto nel roccolo o in una dimensione più intima nel loggiato. Impossibile non rimanere colpiti da Organism in acciaio di Kin Seung Hwan incorniciato da foglie verde scuro tra le "utie", dalla Pietra sonora di Pinuccio Sciola pronta a vibrare, o dal maestoso Grande Grembo di Mario Negri tra rose e ciliegi. Il marrone rossastro dell'acciaio corten di Tutto muta di Gianpietro Carlesso o il bronzo Tragedia in miniera di Marcello Mascherini contrastano con il verde brillante del prato. La rete d'acciaio di Nane Zavagno brilla sotto il sole e all'orizzonte si stagliano i profili delle montagne.

La Braida Copetti è un trionfo di arte e di natura, un curatissimo parco ai piedi delle colline del Friuli orientale, dove tutto è studiato: siepi, alberi da frutto,  filari di viti sono piante autoctone che dialogano con l’arte. Impossibile non rimanerne colpiti.

Kim Seung Hwan Braida CopettiCoordinate per la visita: 

apertura giovedì e venerdì dalle 17:00 alle 20:00; sabato e domenica dalle 10:00 alle 12.00 e dalle 17:00 alle 20:00.

Visite guidate su appuntamento i giovedì 3, 10, 17, 24 luglio. L’ingresso è gratuito; è consigliata la conferma della presenza al numero 392 5598729 o con email a info@copettiantiquari.com.

[written by Anna Romanin]


Braida Copetti a Premariacco

Apre “Scultura del Novecento. Mostra en plein air”.

Parco Sculture Italia

Da giovedì 11 giugno a domenica 5 luglio 2020 il Parco Sculture “Braida Copetti” di Premariacco, alle porte di Udine riaprirà dopo il lockdown con la mostra: “Scultura del Novecento. Mostra en plein air”. Cinquanta sculture internazionali, tra inediti e collezione permanente, in un percorso esclusivo che unisce arte e natura. Ingresso gratuito.

«Le gallerie d’arte sono la maggior parte delle volte spazi chiusi e quindi in questo momento ancora penalizzate. Il nostro vuole essere un segnale di ripartenza in nome dell’arte, per il territorio friulano e non solo. Nella Braida riusciamo a rispettare le regole e sfruttare la bellezza delle sculture e del territorio circostante.» Giorgio Copetti

La Braida Copetti (cliccare qui per l'approfondimento), inaugurata nel 2018, è un parco di due ettari che ospita venticinque grandi sculture di artisti internazionali. In occasione della mostra “Scultura del Novecento. Mostra en plein air” le opere totali saranno cinquanta: a quelle stabilmente presenti saranno aggiunte altre sculture di piccole e medie dimensioni degli stessi ed altri autori.  

Scultore internazionale Dušan Džamonja a udine

La collezione permanente comprende maestri friulani sia del ‘900 (Mirko Basaldella, Marcello Mascherini, Luciano Ceschia), che contemporanei (Nane Zavagno, Angelo Brugnera, Gianpietro Carlesso); scultori italiani e internazionali come Giacomo Manzù e Dušan Džamonja. A questi si aggiungeranno grandi nomi del Novecento, tra cui Mario Negri con Grande grembo, Gran personaggio, Tutta una vita insieme, opere portate ad ArteFiera 2020 (leggi approfondimento qui), le Pietre sonore di Pinuccio Sciola, il Ritratto di Guttuso di Antonietta Raphaël, la Fioritura di Alik Cavaliere, scultore che nel frattempo è entrato a far parte della scuderia di Copetti Antiquari.

Il connubio fra arte, alberi, colori, luce e ogni altro elemento della Braida è totale. Il parco è un punto di osservazione inedito: non uno spazio chiuso ma aperto all’orizzonte, con colori e profumi di alberi e piante selezionati con cura, e opere che “abitano” il verde: un racconto a tre dimensioni. Nei dintorni del parco abbondano paesaggi rurali. La visita alla Braida Copetti è anche l’opportunità per allacciare un rapporto con la natura e la storia dei territori, per scoprire un angolo di Friuli ricco di storia, di natura, di piccoli borghi fuori dai grandi circuiti, ma anche città vicine come Udine, Pordenone, Trieste, ideali per allungare la gita fuori porta all’inizio dell’estate.

Braida Copetti a Premariacco

INFORMAZIONI

Quando: da giovedì 11 giugno a domenica 5 luglio 2020

Orario di apertura: giovedì e venerdì dalle 17:00 alle 20:00; sabato e domenica dalle 10:00 alle 12.00 e dalle 17:00 alle 20:00.

Visite guidate su appuntamento, tutti i giovedì: 11, 18, 25 giugno e 3 luglio.

Prenotazioni:  è consigliata la conferma della presenza via email a info@copettiantiquari.com o al numero 392 5598729. 

 


Iron Tapestry, 1967, ferro e legno dello scultore DŽAMONJA,

Dalla grande Moschea ai tapestry. Innovazione e sperimentazione in Džamonja

 «Ci siamo incontrati a Trieste nel 2004 presentati da un amico comune. Džamonja era all’apice del successo, a suo agio nella città di frontiera e soddisfatto di quella mostra antologica. Lo conoscevamo bene come artista e ci aveva da sempre colpiti. In quell’occasione abbiamo potuto conoscerlo anche come uomo, ed era un uomo tutto d’un pezzo: nell’atteggiamento, nelle parole, nelle opere, esprimeva tutta la sua grandezza. Impossibile non restarne impressionati.» Massimo Copetti

Dzamonja Grande Moschea 1985 legno
DUŠAN DŽAMONJA, “The Big Mosque”, 1985, legno

Il modellino della moschea di Bagdad, The Big Mosque del 1985 è uno dei pezzi più originali della raccolta che Copetti Antiquari mettono a disposizione dei collezionisti e degli appassionati d’arte. È un’opera di Dušan Džamonja (1928 – 2009), artista di respiro e fama internazionale, le cui opere sono esposte alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia, alla Tate Modern di Londra, al MoMA di New York, ma poco si trova nel mercato dell’arte.  The Big Mosque proviene dalla collezione degli eredi dell’artista. È una scultura in legno fossile, materiale già di per sé esclusivo: si forma per una coincidenza di fattori e tra le mani dell’uomo acquista il valore della sua creatività.

Džamonja è uno sperimentatore ed un innovatore, ci ha lasciato disegni, sculture, opere monumentali. È sperimentatore quando usa materiali tradizionali in modi nuovi: il cemento, meno costoso nel difficile dopoguerra e più adatto ai suoi scopi, il metallo, vetro, legno, chiodi, reti, combinati con bronzo, corten, alluminio, acciaio. Innovatore quando studia luce e spazi vuoti nel rapporto tra interno ed esterno dell’opera d’arte, in particolare nelle architetture. The big Mosque è un modellino in scala di un’enorme moschea che non fu mai realizzata a Bagdad, a causa della crisi Iran - Iraq negli anni Ottanta del secolo scorso. Quello della moschea è un tema che ritorna: il modellino ricorda il grandioso Centro Islamico di Fiume che porta la sua firma, insieme a quella degli architetti Darko Vlahovic e Branko Vucinovic. La moschea di Fiume, iniziata nel 2009, è la terza in Croazia ed è considerata la più bella d’Europa. Finanziata dai fedeli musulmani croati e in parte dall’emiro del Qatar, ha 5.291 metri quadrati complessivi, fontane, una piazza in travertino che ha “il colore della sabbia del deserto”, un minareto di 23 metri e sei cupole monumentali.

L’architettura per Džamonja si esprime molto nei monumenti commemorativi dedicati a tutte le vittime delle guerre senza distinzioni: sul monte Kozara in Bosnia- Erzegovina, a Zagabria, a Šid in Serbia, l’Ossario di Barletta in Italia, i monumenti per i campi di Dachau e Auschwitz. Le guerre le ha vissute e lo hanno toccato profondamente, lui che, nato in Macedonia da una famiglia di origini erzegovesi, mescolava su di sé etnie e popoli. Džamonja vive nella nella Croazia del dopoguerra (Zagabria e Vrsrar), vince molti concorsi pubblici e attraverso l’architettura esprime il valore e il compito pubblico dell’arte. «Un monumento deve avere uno scopo, ed è per questo che personalmente amo il Memoriale: deve servire affinché non si dimentichi e quanto raccontato non accada più.»(*)

Iron Tapestry, 1967, ferro e legno dello scultore DŽAMONJA,
DUŠAN DŽAMONJA, Iron Tapestry, 1967, ferro e legno

Džamonja, fu anche scultore di peso. Le prime sculture in legno erano figurative, poi si spostò verso la semplificazione delle forme e l'astrazione, anche per l'influenza del lavoro di Henry Moore, che a sua volta nutriva grande interesse per la sua arte. Verso la fine degli ani Sessanta l’evoluzione artistica lo porta verso i tapestry, tappezzerie in filo metallico e altri materiali, che sono la cifra stilistica più conosciuta di Džamonja. Con i tapestry, di cui i Copetti ne posseggono uno del 1967, egli raggiunge importanti musei internazionali.

«Dopo aver realizzato l’anima della scultura in legno, la ricopriva con chiodi di ferro ben piantati; infine alla struttura interna veniva dato fuoco affinché rimanesse solo il “guscio” esterno di inserti metallici. Opere come questa resero Džamonja un innovatore per la sua capacità di valutare luce e spazi vuoti nel rapporto tra interno ed esterno dell’opera d’arte.» (**)

Iron Tapestry, 1967, non ha nome ma una sigla; il termine tappezzeria lo usa lo stesso artista parlando di un'opera del 1977 del museo di Jasenovac «realizzata con tronchi di legno, disposti orizzontalmente e intrecciati su di un piano, tipo una tappezzeria, di catene di ferro.» (*) Le catene ricordano quelle dei soldati, il legno le loro ossa. L’arte non è mai disgiunta dal reale e dalla storia.

Iron Tapestry fu portato dai Copetti alla 42esima Fiera Internazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Bologna nel 2018 (qui il video). Altre opere di Dušan Džamonja si possono vedere nel Parco Sculture Braida Copetti, nel parco sculture alle porte di Orsera voluto dallo stesso artista e ora gestito dal figlio Fedor, e in prestigiose collezioni. Dalla prima Biennale Internazionale d’Arte di Venezia del 1960 che gli diede notorietà (l’opera esposta a Venezia fu poi portata al MoMA), il percorso per Džamonja fu inarrestabile. Partecipò a quattro Biennali, prese parte a mostre personali e collettive, vinse premi e riconoscimenti; le sue opere sono conservate in collezioni museali in tutto il mondo e le sue interviste sono così interessanti che vale davvero la pena conoscerlo anche come uomo.

 

Anna Romanin

 

La mostra a cui si fa riferimento all'inizio dell'articolo è "Dusan Dzamonja – Sculture, disegni, progetti", 2004, Scuderie del castello di Miramare

(*) dall’intervista "L'arte di Dušan Džamonja" di Andrea Rossini e Nicole Corritore. https://bit.ly/2X5flD0

(**) dal sito muzejporec.hr

 


Stele seconda Mirko particolare

Arte e 3D: l’esperienza emozionale che guida fruizioni e vendite

LE POTENZIALITÀ DELLA TECNOLOGIA A SUPPORTO DELL’ARTE SONO AMPIE E IN CONTINUO DIVENIRE. L’HA CHIARITO LA SERRATA DEGLI ULTIMI MESI, QUANDO L’INTERESSE PER L’ARTE È AUMENTATO E L’UNICO MODO PER FRUIRNE È STATO VIRTUALE. L’ESPERIENZA REALE CON UN’OPERA D’ARTE RESTA INSUPERABILE, MA ABBIAMO SCOPERTO CHE DAVANTI A UN 3D CI SI PUÒ DAVVERO EMOZIONARE.

“Per quanto ne sappiamo ad oggi l’esperienza di realtà aumentata è la più avanzata che esista nel mercato dell’arte.” Cit.

Mirko Basaldella Totem in legno1961
Mirko Basaldella, Totem, 1961, legno

In tempi di isolamento da Covid-19 la tecnologia ha impattato profondamente il quotidiano. Come tutto, anche l’arte ha potuto essere fruita solo virtualmente. Fruizione deludente? No, perché grazie alle esperienze immersive di realtà virtuale e 3D abbiamo scoperto e studiato opere d’arte, percorso virtualmente musei dall'altra parte del mondo, attraversato siti archeologici in pochi clic. Tutto questo mantenendo una certa componente emotiva.

La fruizione emozionale dell’arte con il 3D e la realtà virtuale – già dai tempi della App di Google Art & Culture – è data da applicazioni che uniscono contenuti multimediali al mondo reale. Alla realtà ripresa con la telecamera dello smartphone vengono fotomontati elementi interattivi che non esistono, ma che ci danno l’impressione di vedere e avere una dimensiona tattile pressoché reale. Se oggi riusciamo a passare dalle sale dell’Hermitage a quelle del Louvre, visitare una mostra, collocare in tempo reale una tela nel soggiorno di casa, posizionare una scultura davanti a noi e muoverla, è grazie ai passi da gigante compiuti dalla tecnologia digitale.

La scultura e il 3D: il lavoro di Mirko Basaldella

Si è molto parlato dell’importanza del 3D per i musei e poco per il collezionismo. Nel mercato dell’arte il 3D invece può supportare le esperienze di acquisto, perché si riesce a mostrare la collocazione virtuale di un’opera in un museo, in un casa o in un giardino con le esatte proporzioni, potendola pure muovere nello spazio.

L’esperienza 3D in particolare è significativa se applicata alla scultura, perché permette di rappresentare la terza dimensione, la profondità. Ed effettivamente la tecnologia 3D è stata adottata da Copetti Antiquari nelle ultime fiere, dove due imponenti sculture di Mirko Basaldella sono state presentate con una modalità del tutto inedita. "Totem" e "Stele Seconda" sono state esposte alla Biennale internazionale dell’Antiquariato di Firenze, ma erano presenti anche a Flashback di Torino e del 2019 e ad Artefiera di Bologna, sebbene non fossero fisicamente presenti nello stand: dallo schermo di un tablet era possibile vederle e posizionarle nell’ambiente, con le esatte proporzioni e in alta risoluzione grazie al 3D.

3D e realtà virtuale supportano il lavoro dei Copetti, abituati da sempre a consigliare e seguire le trattative di acquisto personalmente, fornendo anche consigli sulle collocazioni delle sculture. E diventa di grande vantaggio proprio quando si parla di opere pesanti e di grandi dimensioni, non semplici da trasportare e ambientare.

Stele seconda Mirko Basaldella
Mirko Basaldella, Stele seconda, 1957-59, bronzo

Kjosul e il progetto delle sculture 3D di Mirko Basaldella

"Stele seconda" (1957-59) è una scultura in bronzo di Mirko Basaldella alta due metri e mezzo, che non può essere spostata agevolmente dalla Braida Copetti, il Parco Sculture alle porte di Udine dove si trova a dimora. Anche il "Totem" in legno del 1961 – appena rientrato da Terni, dove è stata esposto nella mostra Immaginaria. Logiche dell’arte italiana dal 1949 - supera i due metri di altezza. Per entrambe le opere è stata utilizzata la tecnologia della realtà aumentata con l'alta definizione che Kjosul riesce nei propri lavori. Dalle fotografie acquisite in alta definizione, è stato dapprima ottenuto un modello tridimensionale ad altissima risoluzione, pari al vero, lo stesso successivamente è stato alleggerito per poter essere scaricato velocemente sui device mobili. La visualizzazione del sistema messo a punto da Kjosul non necessità di applicativi: sono sufficienti una connessione e un device recente. Grazie all’elevato dettaglio dei particolari l’utente finale ha l’impressione di vedere l’opera originale nello smartphone e nel tablet, e di navigarla in tutte le direzioni; è possibile ingrandire i particolari e, utilizzando la camera fotografica del device, proiettarla in grandezza naturale all’interno del proprio spazio, potendone così apprezzare tutti i dettagli nelle tre dimensioni.

Questo il link per vedere Stele seconda in 3D

Questo il link per vedere Totem in 3D

Accedendo ai link (e senza scaricare una App) con un semplice smartphone o un tablet, e cliccando sul logo "AR" in alto a destra, è possibile vedere le due sculture a dimensioni reali in qualsiasi spazio architettonico: dal salotto di casa al museo. In più l’opera d’arte è realmente vissuta perchè con Stele seconda e Totem si può realmente interagire e creare un rapporto di comunicazione visiva ed emotiva.

 

Anna Romanin


Luciano Ceschia, Gong da Hiroscima scultura bronzo

Luciano Ceschia: il rilancio di un grande scultore

VIAGGI, VITE ALTROVE, ESPERIENZE E I RITORNI IN FRIULI: LUCIANO CESCHIA È DISEGNATORE, CERAMISTA, SCULTORE, SPERIMENTATORE, CELEBRATO IN VITA MA IGNORATO DA CRITICA E MERCATO NEGLI ULTIMI ANNI. OGGI COPETTI ANTIQUARI SI SONO POSTI UN OBIETTIVO: RIPORTARLO NEL MERCATO DELL’ARTE TRA I MAESTRI DEL NOVECENTO, DOPO AVER CONDIVISO CON LUI PROGETTI, AMORE PER L’ARTE, MOMENTI CONVIVIALI. E UNA CERTA PASSIONE PER LA CERAMICA.

Luciano Ceschia, Gong da Hiroscima scultura bronzo
Gong da Hiroshima Fusione in bronzo, 1961 Diametro cm 90

Luciano Ceschia (Coia di Tarcento 1925 – Udine 1991) è per i Copetti un amore giovanile, nato ancora prima della omonima galleria antiquaria. Li avvicina il legame con la stessa terra di provenienza - come per Dino, Mirko e Afro Basaldella - e un rapporto personale. A metà anni Settanta, Giorgio Copetti incontra Ceschia nella “collina dei ciliegi” di Collalto, ed è colpito dalla vitalità del Maestro e dalle sculture in ceramica e ferro. Il rapporto tra i due si stringe. È del 1989 – 1990 il progetto “5x5=25”: cinque artisti friulani – Aldo Colò, Carlo Ciussi, Darko Bevilacqua, Tonino Cragnolini e appunto Ceschia – e altrettanti piatti d’artista. Misure, forme, dettagli, si decidono al desco, Giorgio cerca di metterli d’accordo intorno alla tavola. Momenti indelebili nella memoria.

Gli anni Ottanta in Friuli sono quelli del post terremoto, un clima di ricostruzione fisica e psichica. Sono gli anni in cui Ceschia è celebrato in Italia e all’estero, in cui scrive le memorie “Inverni e primavere” che saranno pubblicate postume nel 2004. Nel 1984 la Regione Friuli Venezia Giulia promuove la mostra itinerante a New York che ha il catalogo firmato da Enrico Crispolti. L’anno precedente l’assessorato del lavoro ed emigrazione regionale aveva organizzato un corso di scultura per figli di emigranti nell’atelier di Collalto. Luciano Ceschia era diventato punto riferimento per le giovani generazioni di scultori: si interessava a loro e meno al mercato dell’arte, così, alla morte, è agli eredi che spetta la catalogazione e la valorizzazione delle opere.

"Ceschia è protagonista –assieme ad Anzil, Zigaina, Pizzinato ed altri importanti artisti – del realismo del dopoguerra, è stato da un lato, e specie nelle celebri terrecotte, scultore di miti ancestrali, dall’altro, attraverso il passaggio informale, un attento osservatore del presente nelle sue contraddizioni e nelle sue speranze." (*)  

Lontano dalle mode, pratico, schivo quanto basta, in vita Ceschia gestisce le vendite in autonomia e non ha gallerie a sostegno. Nel 2018 Copetti Antiquari acquistano dalla famiglia una selezione di disegni e sculture: quaranta opere realizzate a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Questo consente il ritorno di Ceschia nelle fiere internazionali, ma soprattutto definisce il progetto preciso dei Copetti: riportarlo tra i grandi artisti del Novecento, anche oltre i confini regionali dove non è mai stato dimenticato. Nella primavera del 2019, Ceschia è prima tra gli artisti portati dai Copetti a Modenantiquaria e poi è il protagonista della mostra retrospettiva “Luciano Ceschia. Tra realtà e artificio”. Disegni, sculture in bronzo, ceramica e ferro esposti per due un mesi nella galleria di via Sarpi, nel centro storico di Udine, riscuotono successo. Il catalogo, a firma di Isabella Reale, si può richiedere direttamente ai galleristi, mentre qui si vede il video dell’inaugurazione.

ceramica di Luciano Ceschia scultore
Porta da Hiroshima
Ceramica policroma, 1962 cm 150x72

TRE OPERE DEL NUCLEO ACQUISTATO DAI COPETTI: LA PORTA E I GONG DA HIROSHIMA

Le opere, un pannello in ceramica policroma e due fusioni in bronzo, appartengono al decennio fecondo di Ceschia che va dal 1955 al 1965. Sono gli anni dei viaggi e dei premi prestigiosi, in cui egli vive il confronto con altri artisti. È anche il periodo in cui si compie il passaggio dal neorealismo al non figurativo. Il neorealismo friulano nato, nell’immediato dopoguerra, era partito proprio da Tarcento, paese natale di Ceschia, diventato punto di riferimento per la cultura friulana in quegli anni dove “convergevano i più importanti artisti, scrittori ed intellettuali della regione, da Giuseppe Zigaina a Pier Paolo Pasolini, da Ugo Canci Magnano a Elio Bartolini, da Tito Maniacco ad Anzil.” (***)

Il tema di Hiroshima non è casuale. Il disastro giapponese porta con sé profonde riflessioni e separa un prima e un dopo, nella storia dell’umanità e nell’arte di Ceschia. Abbandona il mondo della concretezza contadina, dei cacciatori, dei pescatori, dei partigiani, e il tema della guerra è svolto in chiave materica e quasi astratta. Oltre l’amata ceramica, che in Friuli ha una lunga tradizione artigiana, sperimenta impasti e fusioni - anticipati da studi grafici - e utilizza la ghisa, combinata con altri metalli, che meglio gli permette di rendere visivo lo sconvolgimento emotivo.

“La produzione ceramica di Ceschia bene si profila e si colloca all’interno della vivace stagione informale della ceramica italiana, cronologicamente collocabile tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio dei Sessanta.” Isabella Reale

Porta da Hiroshima, Ceramica policroma, 1962 cm 150x72

Una Porta da Hiroshima, cotta a pezzi nel forno della casa-studio di Coia di Tarcento, fu premiata alla XXXI Biennale nel 1962 dal Ministero dell’industria e del commercio per la ceramica. Questa dei Copetti è una delle quattro versioni. La porta investita dall’esplosione nucleare rivela l’angoscia, ma anche la forza di Ceschia.

Gong da Hiroshima, Fusione in bronzo, 1961 Diametro cm 90

Esposte nelle famose mostre canadesi a Toronto e Ottawa nel 1983, le opere fanno parte delle sculture degli anni Sessanta in cui alla ghisa vengono incorporati metalli diversi, che “evidenziano il valore autonomo della materia, che nel brutalismo del suo enunciato e della sua trattazione, rilancia la barbarie dei temi affrontati.“ Con Gong, Dischi e Scudi, Ceschia si emancipa dal canone figurale, portandosi “in territori in cui forte è la tensione astratta che trova nella serie delle Sfere la sua più alta affermazione.”

Luciano Ceschia scultura in bronzo
Gong da Hiroshima (altra versione)
Fusione in bronzo, 1961 Diametro cm 90

(* ) "Luciano Ceschia", Pordenone, 2006 https://bit.ly/3cWYusq

(**) Massimo de Sabbata, "Dizionario biografico dei friulani"

(***) Isabella Reale, "Luciano Ceschia.Tra natura e artificio", Copetti Antiquari 2019

(****) "Luciano Ceschia", Aquileia 2012 https://bit.ly/2y5tfN7


Mirko Basaldella scultore

Il ritorno di Mirko Basaldella, Maestro del Novecento

RIPORTARE LE OPERE DI MIRKO BASALDELLA NELLE FIERE IMPORTANTI E NEL MERCATO DELL’ARTE (E RICREARGLI UN MERCATO); FARE ORDINE NELLA PRODUZIONE, SELEZIONANDO SOLO PEZZI UNICI. È STATA QUESTA LA SFIDA – VINTA PER PASSIONE – DI COPETTI ANTIQUARI NEGLI ULTIMI QUATTRO ANNI.

Copetti Antiquari conoscono il lavoro e lo stile di Mirko Basaldella (Udine, 1910 – Cambridge, 1969) da sempre, e con il tempo sono diventati un riferimento assoluto per chiunque sia interessato alle opere di questo grande Maestro del Novecento italiano. Stessa terra di provenienza, quella friulana, un interesse cresciuto negli anni che ha avuto il suo apice con l’acquisizione nel 2016 della collezione Zariski. Non solo. L’affaire Mirko Basaldella ha tracciato una strada importante, poi ripercorsa con altri artisti (qui gli approfondimenti di Mario Negri e Pinuccio Sciola).

Stele seconda, 1957/1959, bronzo

Nel 1949 Mirko Basaldella è un autore affermato, all’apice della notorietà come artista. Nel marzo di quell’anno a Roma viene inaugurato il monumento alle Fosse Ardeatine, considerato il primo monumento moderno dell’Italia repubblicana. Mirko aveva vinto il concorso per le Cancellate bronzee, lavoro che segnò “una svolta nella storia della scultura, non solo italiana”. Ripensamenti e modifiche sui bozzetti delle cancellate, l’avevano portato alla ribalta: ci fu qualche polemica pubblica ma anche “la presa di posizione di alcuni critici di fama nazionale, che si spesero per la sua attuazione”.

Mirko muore improvvisamente a soli 59 anni negli Stati Uniti, dove viveva dal 1957 come direttore del Design Workshop alla Harvard University di Cambridge. Non ha eredi diretti, mancano un archivio e un centro documentario, non viene fatto un catalogo generale. Le numerose opere si trovavano divise tra l’Italia e Stati Uniti, in musei, gallerie, collezioni private, e principalmente raggruppate in un fondo cospicuo che ne contava oltre seicento, quello del nipote Raphael Zariski (*), figlio di una sorella della moglie, Serena Cagli. La sua figura comincia gradualmente a sparire dal mercato.

Mirko è artista poliedrico, innovatore. La produzione artistica è particolarmente feconda. È sempre alla ricerca di nuovi stimoli, non si ripete mai, sperimenta materiali e scandaglia temi diversi tra loro, spaziando dalla Bibbia alla mitologia alla letteratura. Non produce in serie né segue le mode. È un artista difficilmente incasellabile ma dallo stile inconfondibile (tratto che condivide con Alik Cavaliere). L’acquisizione del fondo Zariski nel 2016 permette ai Copetti di rimetterlo in circolo in modo sistematico nel mercato dell’arte, nelle fiere importanti, nelle grandi collezioni, prima su tutte la Fondazione Prada che nel 2017 acquista "Sacerdote" (1967). Il sasso nello stagno è lanciato, il mercato inizia ad interessarsene, e loro ne diventano sostenitori e referenti, completando l’operazione con l’esclusione dalla produzione artistica dei multipli postumi che avevano inquinato il mercato, lasciando solo i pezzi unici, i soli che di fatto Mirko Basaldella abbia prodotto.

Mirko Basaldella scultore

A Firenze il Museo del Novecento nell’ottobre del 2019 dedica a Mirko il ciclo SOLO, che alterna i maestri del Novecento. Poche settimane prima nella stessa Firenze alla Biennale Internazionale dell’Antiquariato i Copetti avevano esposto Stele seconda, imponente scultura bronzea di due metri e mezzo, corredata per l’occasione da una riproduzione in 3D che permetteva di vivere online l’esperienza immersiva con la scultura.

«Mirko era spartito dai circuiti. La nostra è stata un’operazione commerciale e non solo, che lo ha rivalutato e poi riportato nei contesti importanti, nelle fiere mercato come Artefiera e la Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze. E’ stato un beneficio per tutti, per i musei e i collezionisti.» Massimo Copetti

 

“Stele seconda” (1957/1959, bronzo 252 x 46 x 37 cm), provenienza: Collezione Serena Cagli Basaldella, Raphael Zariski. La scultura è ora alla Braida Copetti, il Parco Sculture alle porte di Udine, ma si può "vivere" in un'esperienza 3D, realizzata in occasione di BIAF 2019 (****)

Qui l'approfondito studio di Isabella Reale

“Stele seconda” è una scultura monumentale di oltre due metri. È un esemplare unico e appartiene alla produzione americana, quando egli era “impegnato in una nuova intensa fase operativa e sperimentale a livello di materiali, ma anche alle prese con una ritrovata compattezza figurativa nei totem.” (**) Le opere monumentali iniziano nel dopoguerra, e alla fine degli anni Cinquanta “un nuovo materiale, lo styrofoam, materiale liquefatto con la fiamma ossidrica, poi modellato in forme rifinite in ogni dettaglio, stampigliandone le superfici.” (**) Negli ultimi anni la sua ricerca continua tra echi figurativi di suggestione totemica e forme astratte. Totem e idoli “provengono da un passato ancestrale e tuttavia si fondano su temi sempre attuali, comuni all’intera umanità”. (***)

Stele seconda è l’ultima scultura di dimensioni monumentali rimasta in possesso dei Copetti, che dispongono di numerose altre sculture e dipinti. Celebrato prevalentemente come scultore, Mirko Basaldella era anche abile disegnatore, che aveva frequentato la scuola Romana di Mario Mafai e Antonietta Raphael negli anni Trenta, e qui conosciuto Corrado Cagli, a cui rimarrà legato per tutta la vita per motivi famigliari e per affinità intellettive.

(*) I nipoti Vera e Raphael Zariski sono i donatori delle opere di Mirko Basaldella che si trovano alla Fondazione Guggenheim, tra cui il monumentale bozzetto per il cancello delle Fosse Ardeatine, 1949.

(**) Isabella Reale, “Stele seconda”

(***) www.museonovecento.it

(****) In occasione dell'esposizione al BIAF nel 2019, per Stele seconda è stata realizzata un'esperienza in 3D. Accedendo al link (e senza scaricare una App) con un semplice smartphone o un tablet, è possibile vedere l'opera d'arte in dimensioni reali in qualsiasi spazio architettonico reale: dal salotto di casa al museo. In più l'opera d'arte è realmente vissuta perchè con Stele seconda si può realmente interagire e creare un rapporto di comunicazione visiva ed emotiva.


Alik Cavaliere Fioritura in ferro e bronzo colorato 1967

Ironia e poesia: l’arte raffinata di Alik Cavaliere.

Realizzate a un quindicennio di distanza, le sculture Contadini (1952) e Fioritura (1967) indagano due temi cari ad Alik Cavaliere, artista entrato recentemente nella scuderia di Copetti Antiquari.

«Se Alik Cavaliere rimarrà sempre, e per tutti, un artista tra i più autentici (…) è anche perché i suoi sono gli occhi vergini di un bambino che non ha perso la capacità di meravigliarsi.» A. Schwartz *

Alik Cavaliere Fioritura in ferro e bronzo colorato 1967

Ha un sapore particolare parlare di Alik Cavaliere (Roma 1926 – Milano 1998), acquisizione recente e preziosa, che Copetti Antiquari intendono portare il prossimo settembre a Miart, di cui qui si approfondiscono due sculture, Contadini e Fioritura.

Non molto si trova sul mercato di questo scultore eclettico, lontano da mode e correnti, che ha un valore indiscutibile e buone quotazioni. È stato uno scultore prolifico che ha operato per oltre 40 anni, partecipando a numerose esposizioni, tra mostre personali e collettive. Prima allievo di Marino Marini all'Accademia di Belle Arti di Brera, poi subentratogli alla cattedra di scultura e infine direttore. A Brera lasciò un segno inconfondibile: sono sue eredità “la materia scabra e un modellato mosso e ruvido” in certi allievi e nella scultura milanese, dopo il periodo in cui avevano dominato i pieni e i volumi di Marini. **

Il Centro artistico Alik Cavaliere, museo dedicato all’artista, è il punto di partenza e il riferimento imprescindibile per conoscerne la storia e la poetica. Il centro svolge attività di archivio, fornisce garanzia di autenticità delle opere ed è fulcro di un’appassionata attività di divulgazione da parte della famiglia e degli studiosi.

Cavaliere è artista originale, continuamente rivolto alla ricerca e alla sperimentazione. Emana una poesia forte che ci tocca profondamente, e le sculture, come disse Raffaele Andreas, «rivelano un aspetto della realtà che non è comune dove un albero diventa l’albero della saggezza e dell’immortalità.» *** Sperimenta tutti i materiali, nessuno escluso. Scrive la figlia Fania: «di ogni sostanza cercavi la dignità, la logica celata allo sguardo.» **** Alik Cavaliere ha diverse fonti di ispirazione e non si ripete mai: non lavora in serie, esaurito un tema e una tecnica passa ad altro, in una produzione assolutamente originale e poliedrica. Alla domanda: Cos’è per te la scultura?, rispose: «Creare immagini. Immagini che partecipano al proprio tempo e lo indagano in molte direzioni, molto aperte e varie. Oltre a impegnare l’autore, rivolte verso un pubblico, anche immaginario. L’importante è lasciare ampio spazio alla fantasia in modo che il destinatario possa partecipare.»***

Scultura di Alik Cavaliere Contadini del 1952

Contadini, terra refrattaria, 1952

(qui scaricabile la scheda di approfondimento a cura di Luca Nicoletti)

I due contadini sono – come li definisce Schwartz - attori di una scena muta, in cui non ci sono né una denuncia della sofferenza dello sfruttamento del lavoro né il linguaggio retorico del realismo socialista. Nei Contadini di Cavaliere, realizzati in un materiale povero, la terra refrattaria, c’è introspezione e interesse alla psicologia dei personaggi. Se il soggetto può essere considerato neo realista, la logica con cui li rappresenta non lo è assolutamente. Quello di Alik è un indagare la persone e il temi privati più che i ruoli sociali. Al primo realismo figurativo, dal 1957-58 subentrano poi il “realismo umanistico”,  il ciclo dei Giochi proibiti che sfocia nella narrazione surreale delle avventure di Gustavo B, e il tema delle Metamorfosi, che rimarrà centrale in tutta la sua ricerca.

Fioritura, ferro e bronzo colorato, 1967

(qui scaricabile la scheda di approfondimento a cura di Luca Nicoletti)

Quello degli anni Sessanta è un Cavaliere maturo, che inizia ad esplorare il tema delle vegetazioni e della natura, e in cui convivono gli opposti: la vita (i frutti maturi) e la morte (i rami secchi che escono dalle gabbie). Del 1964 è la mostra Arbres (Alberi) alla Galleria Schwarz, che diventerà per lui un riferimento molto importante sul mercato. La natura “fiorisce rigogliosa intorno alle sculture, quando non ne fa addirittura parte”****. Utilizza alberi, cespugli, frutti, radici, rami e si ispira al “De rerum natura” di Lucrezio e al naturalismo filosofico di Tommaso Campanella. Fioritura è in ferro e bronzo colorato, un materiale più pregiato rispetto alla terra refrattaria dei Contadini, elaborato con la tecnica della cera persa.

 

* Arturo Schwarz, Alik cavaliere – Poeta, filosofo, umanista e scultore, anche (quasi una biografia), Electa

** vedi scheda di L. P. Nicoletti

*** Cit. dal filmato di Raffaele Andreassi "Alik Cavaliere scultore" https://www.youtube.com/watch?v=ZGWdavd9Z2k

**** Cit. Fania Cavaliere in storiemilanesi.org